"We are now living in a G-Zero world, one in which no single country or bloc of countries has the political and economic leverage - or the will - to drive a truly international agenda. The result will be intensified conflict on the international stage over vitally important issue, such international macroeconomic coordination, financial regulatory reform, trade policy, and climate change.This new order has far-reaching implications... waiting for the current era of political end economic uncertain to pass. Many of them can expect an extended wait."

Iann Bremmer and Nouriel Roubini
"A G-Zero world" - Foreign Affairs - March/April 2011



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mercoledì 24 luglio 2013

Cambia il gioco dell'energia: piu' produttori e prezzi piu' bassi riducono il potere dei produttori tradizionali di gas e petrolio

La mappa dell'energia sta per essere riscritta a seguito delle scoperte rese possibili dall'uso di tecnologie non convenzionali di estrazione. Soprattutto l'uso della tecnica dell'"idraulic fraction" negli USA e' stata essenziale per la discesa del prezzo del gas dalle vette raggiunte nel 2008. Questo provochera' la riduzione di un sesto della capacita' di generazione dell'energia dal carbone entro il 2020. E' gia' un dato di fatto la conversione di centinaia di migliaia di veicoli dalla benziana al gas compresso ed il rimpatrio in USA dalla Cina di impianti produttivi di prodotti chimici, plastici e fertilizzanti, forti utilizzatori di gas sia come material prima che come fonte di energia. Secondo Price Watrhouse ne dovrebbe derivare la creazione di oltre un mione di posti di lavoro negli USA. Le nuove tecnologie impiegate invece nella estrazione di petrolio hanno gia' provocato negli Stati Uniti una riduzione, dal 2005 al 2012, di oltre il 15% delle quantita' di petrolio importato che pesava per il 605 sui consume a stele e strisce mentre ora e' al 45%. Sono in molti che prevedono il raggiungimento di una capacita' produttiva interna nei prossimi anni che fara' rasentare l'autosufficienza produttiva.
Secondo  Aviezer Tucker la Russia dovrebbe essere duramente colpita nei suoi interessi economici principali, che come e' noto ruotano intorno allo sfruttamento ed al trasporto delle proprie riserve energetiche tradizionali, mentre non solo gli USA ma anche la Cina, che secondo alcuni calcoli possiede piu' giacimenti di shale gas di qualsiasi altro paese, USA inclusi. Per ulteriori dettagli sugli effetti geopolitici di questo nuovo stato di cose leggi qui quanto scritto su Foreign Affairs lo scorso dicembre.

venerdì 7 settembre 2012

Gas israeliano: uno strumento di pace?

Sin dalla scoperta del giacimento "Leviathan" al largo delle coste di israeliane nel 2010 - che inseriva Israele nella classifica dei paesi con le principali riserve di gas del mondo, spalla a spalla con la Libia - molte sono state le discussioni all'interno dell paese, e non solo, su come utilizzare tale "manna dal paradiso", come ebbe a definirla l'allora primo ministro Benjamin Netanyahu.
A Luglio il quotidiano Haaretz aveva  quasi liquidato la possibilità che si potesse pensare ad un uso delle nuove ingenti risorse energetiche in chiave di nuovo strumento nei confronti dei paesi limistrofi, escludendo che ci fossero disponibilità sufficienti per usi diversi dal consumo interno. Più recenti considerazioni del ministro israelianio dell'energia, Uzi Landau, riportate da un articolo apparso di recente sul Financial Times, sembrano essere invece di segno opposto. Il ministro parla esplicitamente della possibilità di fare del gas naturale nascosto nei fondali marini antistanti il proprio paese uno strumento di dialogo e coesistenza con la Giordania ed i territori palestinesi.

venerdì 16 dicembre 2011

L'america è ricca di idrocarburi non convenzionali.

Daniel Yergin autore di The prize: the Epic Quest for Oil, Money & Power, sostiene che siamo davanti a un ribilanciamento della geografia degli idrocarburi. Una situazione che può essere paragonata al periodo tra le due guerre mondiali, quando gli Stati Uniti e i suoi vicini erano i primi produttori di oro nero al mondo....

[Per leggere l'intero articolo vai sul sito della rivista di geopolitica Limes