"We are now living in a G-Zero world, one in which no single country or bloc of countries has the political and economic leverage - or the will - to drive a truly international agenda. The result will be intensified conflict on the international stage over vitally important issue, such international macroeconomic coordination, financial regulatory reform, trade policy, and climate change.This new order has far-reaching implications... waiting for the current era of political end economic uncertain to pass. Many of them can expect an extended wait."

Iann Bremmer and Nouriel Roubini
"A G-Zero world" - Foreign Affairs - March/April 2011



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mercoledì 15 gennaio 2014

Sempre piu' vincoli esterni alla crescita dei paesi emergenti

A dirlo sono Alexander Culiuc and Kalpana Kochhar in un'analisi pubblicata su iMFdirect (International Monetary Fund's global economy forum).

giovedì 15 agosto 2013

La Russia è un BRIC?

Tra i russi, nessuno riesce a considerare premiante il fatto che il suo paese sia “uno dei BRIC”...
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mercoledì 24 ottobre 2012

La Grande Convergenza. I paesi emergenti si avvicinano a quelli pù avanzati.O no?

Riprendendo il discorso della tendenziale convergenza tra il reddito delle economie emergenti con quello dei paesi più avanzati – fenomeno acceleratosi anche a causa dalla perdurante Grande Recessione, - Steven Strauss, dal sito di EconoMonitor, ribadisce che il superamento in termini di prodotto interno lordo degli USA da parte della Cina  nel corso dei prossimi anni/decenni è praticamente un dato di fatto. Anche se probabilmente meno rilevante di quanto possa sembrare, dal momento che per reddito pro capite la Cina rimane, purtroppo per i propri cittadini, ben distante dal livello medio di reddito degli USA. Un risultato in sé piuttosto gramo, come dimostrano altre statistiche. Poco più che come vantarsi di essere alti, sembrerebbe far capire Strauss. La Cina che ha superato il Giappone come seconda economia del pianeta già nel 2010, ha un reddito pro-capite annuo poco sotto gli 8,400 dollari. Performance che la classifica del FMI riporta in posizione numero 93, dopo Ecuador e Maldive. Le ipotesi che la Cina invece manchi l’obiettivo del pur scontato sorpasso, possono dipendere solo ed esclusivamente dal fallimento delle scelte politiche interne alla sola Cina. Con detrimento,comunque, delle condizioni  economico-politiche e di stabilità dell’intero pianeta.
A fornire utili strumenti di analisi circa l'opposta considerazione, quella che in definitiva prevede che l'ordine mondiale di domani sarà probabilmente meno "esotico" di quanti molti comemntatori continuano a volerci far intravedere, è il recente contributo di Ruchir Sharma su  Foreign Affairs."Dal momento che è più facile crescere rapidamente partendo da un punto di partenza basso, non ha alcun senso mettere a confronto paesi che sono ricompresi in livelli di reddito differenti", ci ricorda Sharma.

domenica 21 ottobre 2012

Cina: a che punto e’ il rebalancing?

Gli ultimissimi dati mostrano un lieve aumento del prodotto interno e lasciano intravedere che a questo punto ci sono pochissimi dubbi sul fatto che la Cina riesca a centrare per il 2012 il tasso di crescita previsto del 7,5%.
Una disamina piu’ attenta mostra, pero’, incertezza che la strada verso un riposizionamento dei fondamentali della economia dell’impero di mezzo - meno investimeti e piu’ consumi - sia realmente iniziata.
Controcanto a questa osservazione sembra provenire dal Financial Times che in un articolo del 18 ottobre scorso del proprio corrispondente da Pechino, Simon Rabinovitch, sostiene che per quanto rallentata la crescita cinese sembra essere più virtuosa che negli ultimi mesi dal momento che sembra volersi riposizionare a favore dei consumi.



domenica 14 ottobre 2012

Russia, meno male che c'e' il petrolio

Dopo le analisi su Brasile ed India, il tour delle economie indebolite dei paesi bric continua con il caso Russia. Leggi qui l'articolo.

domenica 9 settembre 2012

Continua il rallentamento dell'economia cinese

Il perdurare del rallentamento dell'economia cinese è confermato sia dai dati commerciali di Agosto - segnati dalla crisi dell'economia uropea - sia da una serie di altri dati che tracciano la debolezza di importanti indici economici quali, la produzione manifatturiera e gli investimenti.
Alcuni analisti cominciano ad intravedere che la crescita per quest'anno possa rischiare di andare sotto il livello di crescita del 7,5% prevsito dal governo cinese.